Monday 22 february 2010 1 22 /02 /Feb /2010 14:22

chiuso5tg.jpgNon ci siamo nemmeno arrivati al quarantesimo post, questo è il numero quaranta effettivo, anche se la numerazione non aveva mai tenuto conto di uno...
Perché scrivo, dopo un mese di inattività totale?
Perché non aveva più senso...
Chiuso per ferie, quindi??
No, chiuso per tristezza.
Mia e di chi credeva si potesse realizzare qualcosa di concreto nel nostro istituto.
Quanti di voi leggevano, commentavano, o, ancor più importante, inviavano dei post - anche brevi - da pubblicare??
Quanti mi hanno supportato in questi lavori? Nei progetti?
Passata l'emozione e la paura di perdere i soldi dell'iscrizione sono spariti tutti, è sparita quella volontà che si respirava e ci dava forza di continuare, quella volontà di cambiare quella scuola da dentro, per far capire che noi non ci stiamo a mandare nella merda la nostra istruzione... che ormai è più vostra: noi rappresentanti fra sei mesi abbiamo concluso..
e chi al lavoro, chi all'università, non avrà più a pensare ai vostri problemi... ma nessuno ha capito...
Quindi..

chiuso_per_tristezza.jpg









Uscirà il giornalino, almeno noi ci abbiamo provato... ma è stato troppo duro il muro di indifferenza che si è levato in quell'Istituto, e noi soli non siamo riusciti ad abbatterlo e svegliarvi...
Spero chi ci succederà avrà più successo...
A presto!
Di Pietro d'Abano
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Wednesday 20 january 2010 3 20 /01 /Gen /2010 17:08

I loro eroi sono questi. Sono il condannato Bettino Craxi (Presidente del Consiglio dei Ministri dal 4 agosto 1983 al 17 aprile 1987); condannato con sentenza passato in giudicato, passata per tutti tre i gradi di giudizio, definitiva.

È scappato, dalla vergogna, dall’Italia, dalla giustizia, rifugiandosi ad Hammamet.

Ha portato l’Italia nel baratro, negli ultimi anni in cui ha governato (prima il suo operato gli garantisce pure dei meriti, ma non credo siano sufficienti a giustificare la corruzione che aveva alimentato).

L’altro eroe è Vittorio Mangano.

In questi giorni riabilitiamo Craxi con un preciso fine politico, allora si riabilitò Mangano (pluriomicida, mafioso a Milano come collegamento per gli amici in Sicilia, stalliere di Silvio Berlusconi negli anni ’70) forse con lo stesso fine, anche se allora col gran timore che dal carcere in cui stava potesse parlare... lui, eroe, non lo fece.

Eroe!?!?!?!?

Credo non sia una gran cosa proporre come eroi questi signori, molto banalmente dei delinquenti e dei criminali.

Dovremmo essere affezionati a veri eroi: Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Sandro Pertini, Giorgio Ambrosoli.

Parleremo in Giornale di Vittorio Mangano (ma se volete ne trovate di materiale nel web...) per ora dedichiamoci a Bottino Craxi.


Marco Travaglio.
Con la lettera del presidente Napolitano alla famiglia Craxi, indirizzata dal Quirinale alla villa di Hammamet, appena lasciata da tre ministri aviotrasportati del governo in carica (a spese nostre ndr), si chiude degnamente il triduo di celebrazioni per l’anniversario della scomparsa del grande statista corrotto, pregiudicato e latitante: 10 anni, tanti quanti ne aveva totalizzati in Cassazione. Oggi completeranno l’opera in Senato altri luminosi statisti come l’ex autista Renato Schifani e il pluriprescritto Silvio Berlusconi, già noto per aver definito “eroe” il mafioso pluriomicida Vittorio Mangano. Intanto fervono i preparativi per festeggiare i 150 anni dell’Italia unita e il Pantheon dei padri della Patria è un porto di mare.
Gente che va, gente che viene. Soprattutto gentaglia. Nel felpato linguaggio del capo dello Stato, la latitanza di Craxi viene tradotta testualmente così: “Craxi decise di lasciare il Paese mentre erano ancora in pieno svolgimento i procedimenti giudiziari nei suoi confronti”. Anche perché, aggiunge Napolitano in perfetto napolitanese, le indagini sulla corruzione (non la corruzione) avevano determinato “un brusco spostamento degli equilibri nel rapporto tra politica e giustizia”. E il sant’uomo fu trattato “con una durezza senza eguali” mentre, com’è noto, la legge impone di processare i politici che rubano senza eguali con una morbidezza senza eguali. E le mazzette miliardarie, e gli appalti truccati, e i soldi rovesciati sul letto, e i 50 miliardi su tre conti personali in Svizzera? Non sono reati comuni: il napolitanese li trasforma soavemente in “fenomeni degenerativi ammessi e denunciati” (come se rubare e poi, una volta scoperti, andare in Parlamento a dire “qui rubano tutti” rendesse meno gravi i furti). Il presidente ricorda che “la Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo ritenne violato il ‘diritto ad un processo equo’ per uno degli aspetti indicati dalla Convenzione europea”. Ma non spiega che Craxi fu processato in base al Codice di procedura che lui stesso aveva voluto e votato, il Pisapia-Vassalli del 1989 che – modificato da due sentenze della Consulta – consentì fino al 1999 di usare i verbali delle chiamate in correità dei coimputati anche se questi non si presentavano a ripeterle nei processi altrui. Se i processi a Craxi non furono “equi”, non lo furono tutti quelli celebrati in Italia dal 1946 al 1999.
Su un punto Napolitano ha ragione: Craxi lasciò “un’impronta incancellabile”: digitale, ovviamente.
Quel che sta accadendo è fin troppo chiaro: si riabilita il corrotto morto per beatificare il corruttore vivo. Si rimuovono le tangenti della Prima Repubblica per legittimare quelle della Seconda. Si sorvola sulla latitanza di Craxi per apparecchiare nuove leggi vergogna che risparmino la latitanza a Berlusconi. L’ha ammesso, in un lampo di lucidità, Stefania Craxi: “Gli italiani non credettero a Bettino, ma oggi credono a Berlusconi”. Ma perché credano a Berlusconi su Craxi, ne devono ancora passare di acqua sotto i ponti e di balle in televisione. Stando a tutti i sondaggi, la stragrande maggioranza degli italiani di destra, di centro e di sinistra è contraria a celebrare Craxi, come è contraria all’immunità parlamentare e alle leggi ad personam prossime venture. Forse gli italiani sono ancora migliori di chi dice di rappresentarli. E allora, tanto peggio tanto meglio. Si dedichino pure a Craxi monumenti equestri, targhe votive, busti bronzei, strade, piazze, vicoli, parchi e soprattutto tangenziali. Dopodiché si passi a Mangano (sono ancora in tempo: anche lui scomparve prematuramente nel 2000). Così sarà chiaro a tutti chi sono i “l o ro ” eroi. Noi ci terremo i nostri e da domani chiameremo i lettori a sceglierli. A Mangano preferiamo ancora Falcone e Borsellino.
A Craxi e a Berlusconi, politici diversi ma limpidi come De Gasperi e Berlinguer. Ieri, poi, ci è venuta un’inestinguibile nostalgia per Luigi Einaudi e Sandro Pertini.

da "Il Fatto Quotidiano" del 19 gennaio 2010
Di Pietro d'Abano
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Monday 18 january 2010 1 18 /01 /Gen /2010 16:33

Calabria: silenzio malato.

Laura Morrone.
Tutti sanno ma nessuno parla. Paura e omertà. Paura di subire violenze e omertà imposta per il timore che i silenzi assordanti ed i rumori punitivi trapelino al di là delle mura di casa.

È grave il disagio ed il clima di terrore che serpeggia velenoso tra la gente, che indifferente conduce una vita apparentemente tranquilla, ma che evita qualsiasi argomento scottante.

La paura vien di note quando automobili bruciano per autocombustione o probabile ritorsione; la paura arriva quando alle cinque di mattino all’improvviso si sente un boato: è una bomba posizionata innanzi alla Procura Generale di Reggio Calabria.

La paura arriva quando gli esercizi commerciali ricevono visite di gente scomoda, che ordina gentilmente di servirsi delle loro aziende, o di assumere i loro protetti.

La paura viene quando innocenti accompagnatori si trovano al posto sbagliato nella traiettoria di certi proiettili volanti.

E poi veniamo accusati dai giornalisti che mentre scrivono, sanno di dire fandonie, ma è divertente proferirle perché sono frasi ad effetto.

Infatti, si chiede Feltri, “perché i calabresi non sparano sulla ‘Ndrangheta che li opprime? È solo una questione di rapporti di forza. “Gli extracomunitari sono poveri e debolissimi, brutti e sporchi: bersagli ideali. Mentre la criminalità organizzata, che tiene in scacco le forze dell’ordine e lucra sul lavoro della gente di qualsiasi colore, è forte violenta e vendicativa e, quindi, conviene non toccarla”.

Tutto sommato anziché indignarsi per cotanta saggezza, meglio sorridere e pensare che se le cosa fossero così facili, come il direttore Feltri le descrive, probabilmente la “Calabria sarebbe libera”, proprio come titola il suo giornale.

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“Tuttavia non lo è ed i calabresi oltre ad essere definiti razzisti a questo punto sono anche stupidi, perché non hanno chiaro il loro bersaglio...”

Nonostante tanta ilarità spontanea, innanzi a queste dichiarazioni, credo sia il caso, visto l’argomento, ritornare ad essere seri e a chiamare le cose col loro nome.

La ‘Ndrangheta è nata in Calabria, ma è domiciliata presso, per lo più nordiche; ha la residenza all’Estero e non ci è dato sapere l’esatta dimora, perché è segreta.

Il fenomeno della ‘Ndrangheta non spetta alla Calabria combatterlo, e né spararla usando violenza perché noi calabresi non siamo violenti e non lo siamo nemmeno stati nei confronti di gente più povera di noi, che nessuno di noi si è mai sognato di sfruttare, perché essendo noi miserabili (così siamo stati definiti da Feltri) non ne avremo la possibilità.

Dare inchiostro alla penna è un’arte, chi la esercita e la coltiva con amore è sempre nel giusto, perché è più gratificante ed è più professionale dire la vera verità, e non solo la verità delle vendite di titoli e parole sensazionalistici.

La Calabria continua a sopravvivere e lo fa con orgoglio e questo è un concetto che ancora è chiaro a pochi.

La paura infetta e procura prostrazione psico-fisica in chi non può fare a meno di vedere o ascoltare, ma non può parlare. Meglio non avere nessun motivo per cui avere paura e quindi meglio non vedere.

Ma c’è chi è costretto a vedere, ad avere a che fare con certa gente, per cui abbassa lo sguardo e fa finta di non pensare. Anni di omertà mutano il carattere e la genetica degli individui per questo schivi e scostanti vengono definiti i calabresi.

A volte, si assiste impotenti a spedizioni punitive nei confronti di chi non vuole cedere al ricatto del terrore ed alle violenze fisiche e psichiche e per i quali si adottano strumenti di castigo repellenti.

Quelle immagini ritornano lucide procurando una fitta in fondo al cuore fino a punzecchiare le costole e far mancare il respiro. Gli occhi della paura sono rivolti verso il basso, e non sono occhi vigliacchi, perché l’atteggiamento trasmette rassegnazione e prostrazione innanzi ad entità indistruttibili, che hanno un potere, ma che soprattutto nessuno vuole sottrarglielo.

Non è uno, due calabresi che si ribellano che debelleranno il problema, né tantomeno l’omertà ne è la causa.

Di Pietro d'Abano
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Saturday 16 january 2010 6 16 /01 /Gen /2010 17:14

“La suina era una bufala”


di Enrico Piovesana


Il clamoroso j’accuse del presidente della commissione Sanità del Consiglio d’Europa, Wolfang Wodarg, contro le cause farmaceutiche e l’Organizzazione mondiale della sanità.

L’influenza A è una bufala orchestrata dalle case farmaceutiche, tramite l’Organizzazione mondiale della sanità, per fare miliardi con inutili e per giunta pericolosi vaccini. A dirlo non è qualche critico no-global, ma il presidente della commissione Sanità del Consiglio d’Europa, Wolfang Wodarg. Il quale ha anche fatto approvare in Consiglio una dura risoluzione che chiede un'inchiesta internazionale sulla faccenda.

“Uno dei più grandi scandali sanitari del secolo”. Secondo Wodarg, che nei giorni scorsi ha rilasciato diverse interviste alla stampa europea, il caso dell'influenza suina è stato “uno dei più grandi scandali sanitari del secolo”. Le maggiori aziende farmaceutiche mondiali, secondo l’alto funzionario europeo, sono riuscite a piazzare “i propri uomini” negli “ingranaggi” dell’Oms e dei governi mondiali in modo da condizionare le loro decisioni. “Per promuovere i loro farmaci brevettati e i vaccini contro l’influenza - si legge nella risoluzione Wodarg - le case farmaceutiche hanno influenzato scienziati e organismi ufficiali e così da allarmare tutto il mondo: li hanno spinti a sperperare le ristrette risorse finanziari per strategie di vaccinazione inefficaci e hanno esposto inutilmente milioni di persone al rischio di effetti collaterali sconosciuti per vaccini non sufficientemente testati”.

Come hanno fatto? Semplice. “L’Oms, su indicazione di alcune grandi compagnie farmaceutiche e dei loro scienziati, hanno ridefinito il concetto ufficiale di ‘pandemia’ abbassando i livelli di allarme”, ha spiegato Wodrag. “Prima, una pandemia, per essere considerata tale, doveva essere non solo estesa a tanti paesi ma anche produrre un numero di decessi superiori alla media. Con la cancellazione di questo secondo criterio, è stato possibile lanciare un falso allarme, costringendo i governi a reagire immediatamente e a firmare contratti milionari di approvvigionamento vaccini con quelle stesse compagnie. È stata una grande campagna di panico sostenuta da una massiccia operazione di disinformazione che ha procurato enormi guadagni a chi l’ha pianificata, enormi sprechi di denaro pubblico. E - aggiunge Wodrag - elevati rischi per la salute della popolazione a causa della velocità con cui i vaccini sono stati prodotti: alcuni con ingredienti non sufficientemente testati, altri addirittura, come il vaccino della Novartis, creati in bireattori da cellule cancerogene: una tecnica finora mai usata”.

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L’Italia ha regalato a Novartis 184 milioni di euro. Proprio con la Novartis il governo italiano, all’epoca dell'allarme, ha firmato un accordo capestro per l’acquisto di 24 milioni di dosi a un costo di circa 184 milioni di euro. Anche se sono stati somministrate solo 850mila vaccini, le clausole del contratto non prevedono né restituzione né rimborsi. Un bell’affare di cui possiamo ringraziare l’ex ministro della Sanità, Maurizio Sacconi. O forse sua moglie Enrica Giorgetti, direttore generale di Farmindustria. Che strano, tutto in famiglia fanno questi??

E pensare che io ne avevo già parlato mesi fa...

Di Pietro d'Abano - Pubblicato in : leggi e info
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Wednesday 13 january 2010 3 13 /01 /Gen /2010 18:23

Io sto con la Mafia.

Ovviamente non sono io a dire questa cosa semplicemente stomachevole, stupida, da ignoranti, schifosa e disgustosa. No, non sono io: è stato un povero deficiente che ha commentato sul forum Radio Padania Libera, organo ufficiale Lega Nord.

Sì, Lega Nord, quella che ora per voce del «fariseo Calderoli ha tentato di scippare le parole del Papa, dichiarandole “sacrosante, impeccabili, da sottoscrivere". E invece no.

Non ci può essere contiguità tra una Chiesa fedele alla sua dottrina sociale e l’impudenza dei leghisti che si travestono da araldi di crocifisso e presepe e poi da anni lasciano loro esponenti invocare la “caccia” agli immigrati, portare maiali sui luoghi delle future moschee, proclamare “White Christmas” per organizzare deportazioni. Non c’è nazione in Europa occidentale, dove un partito di governo alimenti così apertamente il clima di isteria xenofoba, che porta un paziente all’ospedale a rifiutare l’“infermiera negra” o un fuciliere di Rosarno a sentirsi in diritto di sparare sugli immigrati». (Marco Politi ieri)

Lasciare che questi seminatori di razzismo continuino a sventolare il vessillo Cristiano è stomachevole. Come conciliare razzismo e fede cristiana? Che non entrino più in Chiesa questi signori.

Rosarno, dove i boss della mafia comandano anche la politica, dove lo Stato non c’è più da troppo tempo.

Rosarno, dove gli immigrati vivono riparati dai cartoni e nelle baracche, senza un bagno, col cibo appeso, nelle borse, per evitare che i topi mangino ciò che li deve nutrire.

Rosarno, dove ogni mattina si riversano sulla statale quei lavoratori che andranno a raccogliere mandarini, arance, lavorare nei campi.

Rosarno, dove quegli immigrati prendono venti euro al giorno (20 euro al giorno!) e ne devono dare 6, 7, 8 ai “caporali” che li hanno portati al lavoro la mattina, ne accantonano una decina per mandarli a casa, alla famiglia rimasta in Africa, e col resto sopravvivono. Sì, perché, vedete, non è vita quella.

Da dove siamo partiti? Ah, sì!

Dall’ignoranza di chi ha coraggio di dire più o meno così: “Chiunque faccia qualcosa – non importa per quali motivi – in grado di ostacolare l'invasione, a questo punto mi sta bene”.

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Ah, giusto per inciso, ricordo che la Mafia scioglie nell’acido i bambini perché figli di pentiti (ovvero mafiosi che in carcere parlano.. brutta cosa: bisogna tacere sempre!), getta nei pilastri di cemento i nemici, li ammazza con tutta la famiglia al seguito...

Se questo è uno Stato, e noi una nazione civile... poi fate un po’ voi...

Di Pietro d'Abano - Pubblicato in : contro la mafia, per la Libertà!
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